Un’esperienza che unisce due grandi passioni.

«Ne è valsa la pena». Samuele Leanza, 20 anni, è iscritto al secondo anno di Ingegneria informatica al Politecnico di Milano, nel polo territoriale di ELIS, a Roma. Da marzo a luglio, così come previsto dal piano di studi ha svolto un tirocinio in azienda. La sua passione sono i motori, a cominciare dalle moto, e ha voluto coniugare questo amore con l’altra sua vocazione, il coding. Così per il suo stage ha scelto STMicroelectronics, a Catania. Tra l’altro, la sua città. «È stata un’esperienza assolutamente positiva – racconta Samuele – molto formativa, che ha richiesto anche molta dedizione e determinazione. Ma il gioco vale la candela».

Come hai scelto ST?

«Ho incontrato il team che si occupa di automotive alla Maker Faire di Roma, ad ottobre dell’anno scorso. Poi a dicembre ho fatto un colloquio e il 13 marzo ho iniziato il tirocinio. L’impostazione del corso universitario che frequento è che da marzo a luglio svolgiamo contemporaneamente sia la sessione didattica sia lo stage».

Non è certo una passeggiata.

«È molto impegnativo fare il tirocinio mentre studi. C’è tutta un’organizzazione dietro. Dal lunedì al giovedì si va in azienda. Il venerdì si fa lezione. Io ero autorizzato a seguirla da remoto, ma la tecnologia di ELIS ci aiuta molto, è come essere sul posto. Per dare gli esami è stato inevitabile viaggiare. In ogni caso è un’esperienza da affrontare con impegno, devi essere molto focalizzato su quello che fai. Ma questa modalità ti permette di conoscere il mondo del lavoro, ti prepara a entrare nel mercato professionale e ti consente di capire cosa vuoi fare dopo la laurea».

Tu l’hai già capito?

«Credo di sì. Sicuramente fare lo sviluppatore, mi piacerebbe continuare nell’automotive, in un’azienda automobilistica o in una come ST che lavora su componenti anche per questo settore. Vorrei comunque restare in quest’ambito che coniuga le mie due grandi passioni: motori e informatica. Nell’immediato penso ai corsi magistrali di Unimore, l’Università di Moderna e Reggio Emilia, che propongono lauree specifiche».

Qual è il modello ELIS?

«ELIS è un’organizzazione no profit che mette assieme diverse realtà e propone molte attività, comprese la didattica in college, in questo caso come polo territoriale del Politecnico di Milano con cui è stato fatto un accordo alcuni anni fa. Alla didattica accademica ELIS aggiunge materie più professionalizzanti, visto che il loro obiettivo è introdurre al mondo del lavoro e il loro tasso di placement è del 100%. Già dal primo anno, infatti, è previsto il tirocinio in azienda».

Quindi sei venuto a fare il tirocinio in ST grazie alla collaborazione attiva tra ST ed Elis, attraverso la quale l’azienda sponsorizza alcune borse di studio e ospita tirocinanti?

«Sì, questo mi ha permesso di svolgere qui il mio stage, che è stato fortemente cercato da me anche grazie a quanto raccontatomi da studenti più grandi che lo avevano già fatto in ST. L’avrei voluto fare anche al primo anno, perché la tipologia di attività incontrava già le mie preferenze Ma non avendo sostenuto alcune materie propedeutiche al tirocinio non era consigliabile. Poi, quando ci siamo conosciuti alla Maker Faire, abbiamo avviato il percorso».

Il tuo stage si è concluso il 13 luglio. Cosa hai  fatto in ST in questi quattro mesi?

«Fondamentalmente ho scritto codice in ambiente embedded. Ho lavorato su schede che montano dispositivi utilizzati nel mondo automotive, approfondendo la conoscenza di periferiche e relativi protocolli di comunicazione sia dal punto di vista teorico ma soprattutto pratico. E questa è stata una parte molto formativa, ho imparato molto ed è stata un’attività che è andata a braccetto con le lezioni universitarie, perché in quel periodo ho fatto gli esami di Elettrotecnica e di Architettura dei calcolatori. Un’altra attività è stata scrivere il codice di testing delle schede che dovevano andare in produzione, visto che il nostro team è una divisione che lavora su hardware e software».

E come ti sei trovato?

«Tecnicamente ho imparato tantissimo. A livello professionale ho le idee più chiare, la programmazione embedded mi piace molto, una cosa diversa rispetto a quello a cui ero abituato, qui le soluzioni vanno calate nella pratica. Ma mi sono trovato benissimo, nel team AutoDevKit* sono stati tutti fantastici e mi hanno accolto e aiutato. Sinceramente vorrei tornare qui anche l’anno prossimo, sarebbe ideale, non dovrei neanche superare il periodo di ambientamento necessario quando entri in un nuovo ambiente lavorativo, potremmo essere operativi da subito».

Per ST i giovani come voi sono un investimento a lungo termine, l’azienda punta a far conoscere agli studenti il mondo reale della microelettronica, nel caso dell’elettronica il mondo embedded è un ambiente in cui software e hardware si fondono. Tutto rose e fiori o anche attimi di difficoltà?

«Ah sì, all’inizio ho avuto anche momenti di sconforto, quando mi hanno dato un compito e mi hanno lasciato da solo ad affrontare il problema. Con l’aiuto del tutor l’avremmo fatto in due secondi, per me da solo era un ostacolo su cui sbattere la testa per diversi giorni. Ma anche questo è un insegnamento, impari a non demordere. E anche ad avere un approccio al mondo reale, che è diverso da quello puramente informatico: il codice deve poi tradursi in un’azione che funziona».

Se al termine del tuo percorso di studi ST ti proponesse di restare a lavorare?

«Mi piacerebbe tantissimo, è una grande azienda, strutturata, che permette di crescere, crede nella formazione e consente di viaggiare perché ha sedi in tutto il mondo. Quindi, senz’altro sì».

*All’interno del gruppo ADG, è il team che si occupa dello sviluppo e commercializzazione dell’ecosistema AutoDevKit atto a promuovere un approccio applicativo con i prodotti automotive-grade nell’ambito del mass market Automotive & Transportation.


Guarda la video-intervista a Samuele Leanza.

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