{"id":1335,"date":"2015-10-13T15:02:10","date_gmt":"2015-10-13T13:02:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pepite.info\/?p=1335"},"modified":"2017-05-18T15:31:55","modified_gmt":"2017-05-18T13:31:55","slug":"chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pepite.info\/blog\/chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro\/","title":{"rendered":"Chi trova un amico trova un tesoro"},"content":{"rendered":"<p>Rocco Marco Guglielmi e Salvatore Dello Iacono, ambedue studenti di ingegneria elettronica a Salerno, hanno una storia interessante da raccontare. Quella di <a href=\"http:\/\/www.playembedded.org\/index.php?lang=en&amp;mod=hme&amp;ord=crl&amp;pag=1\" target=\"_blank\">PLAY Embedded<\/a>, sito creato da loro meno di un anno fa e che oggi sta vivendo un successo inaspettato come la sua evoluzione.<br \/>\nPerch\u00e9? Forse, parafrasando un luogo comune, perch\u00e9 vi dice e vi spiega sui sistemi \u201cembedded\u201d (sia sull\u2019aspetto elettronico sia software) quello che all\u2019universit\u00e0 non vi hanno mai spiegato e voi non avete mai osato chiedere. Risultato: un sito di informazione e di servizio molto particolare, ma con delle potenzialit\u00e0 non piccole, una specie di possibile \u201cpre-startup\u201d per i due studenti salernitani.<br \/>\nIl racconto che ne fa Rocco \u00e8 esplicito. \u201cSalvatore aveva gi\u00e0 una certa esperienza di dispositivi FPGA e di programmazione di microcontrollori. Io invece, prima della laurea triennale, s\u00ec programmavo ma non avevo alcuna esperienza di sistemi embedded.<br \/>\nMa andai a sviluppare la tesi del triennio in STMicroelectronics e l\u00e0 incontrai Giovanni Di Sirio, che mi introdusse alla <strong>programmazione dei microcontrollori<\/strong>.<br \/>\nIncominciarono le difficolt\u00e0. La documentazione su cui dovevo lavorare era molto tecnica, molto distante da quella universitaria. E nei primi giorni non riuscivo nemmeno ad accendere un led con le schede che ST distribuiva nelle universit\u00e0.<br \/>\nDopo non pochi sforzi qualcosa ha cominciato a funzionare. Capivo, a poco a poco, come funzionavano realmente queste tecnologie. Da qui \u00e8 iniziata un\u2019esplorazione sempre pi\u00f9 positiva. Ci passavo la notte piacevolmente. Sempre sulla programmazione dei microcontrollori STM32.\u201d<\/p>\n<p>Rocco lo chiama \u201cfeedback positivo\u201d. Quando si incomincia a ingranare in questo campo, e si affrontano nuovi problemi, nuove soluzioni. Una sorta di spirale di autostima.<\/p>\n<p>\u201cSalvatore, il mio compagno di avventura, \u00e8 un entusiasta come me. Proprio a causa dei nostri grattacapi iniziali, ci \u00e8 venuta l\u2019idea di creare un sito web per aiutare anche altri a superare questi primi scogli.<br \/>\nI meccanismi, i piccoli trucchi per vincere le difficolt\u00e0. Di qui PLAY Embedded, che fornisce tutorial e articoli su come utilizzare queste periferiche.<br \/>\nSiamo partiti a gennaio, sconosciuti, e dopo dieci mesi siamo arrivati ad avere 500 visite al giorno da una o due all\u2019inizio. Proprio non ce lo aspettavamo.<br \/>\nAbbiamo stimato che il 40% delle visite \u00e8 ricorrente, quindi la stima \u00e8 di oltre <strong>un migliaio di programmatori interessati a quello che facciamo<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Senza troppe limitazioni. \u201cSul sito scrivo di STM32. Per\u00f2 l\u2019iniziativa \u00e8 aperta a chiunque voglia contribuire, anche su altre piattaforme embedded come Arduino. A patto che gli articoli siano dettagliati e mettano in condizione chiunque di replicare a casa quello che viene descritto. Non \u00e8 importante che si usi Arduino, Pic, STM32. L\u2019importante \u00e8 essere approfonditi, concreti e obbiettivi\u201d.<\/p>\n<h4>Persone indipendenti<\/h4>\n<p>Come nelle comunit\u00e0 open source, dove non si accetta un contributo \u201cteorico\u201d, ma solo ci\u00f2 che contiene codice eseguibile, PLAY Embedded \u00e8 finalizzato alle applicazioni funzionanti, anche se apparentemente artigianali. \u201cUn segnale di questo interesse? Noi abbiamo iniziato scrivendo in doppia lingua, italiano e inglese. Poi abbiamo incontrato alcune persone che hanno tradotto alcuni articoli in russo\u201d.<\/p>\n<p>Il vero obbiettivo di PLAY Embedded \u00e8 dentro il perimetro formativo verso la programmazione reale dei sistemi incorporati: \u201cUso un sistema operativo real-time, il ChibiOS, piuttosto sofisticato. Per\u00f2, se non riuscissi a padroneggiare anche la programmazione di basso livello non potrei fare molto. Oppure farei le applicazioni in modo non ottimizzato, perdendo prestazioni.<br \/>\nNon amo Arduino proprio perch\u00e9 nasconde troppi dettagli tecnici. Chi ha delle difficolt\u00e0 su questa piattaforma non \u00e8 portato ad approfondire ma ad aspettare che qualcun altro gli offra una soluzione pronta. Mentre quello che mi aspetto da un programmatore embedded \u00e8 che, usando i manuali di quella scheda, sia in grado di trovare la soluzione di quel problema. E risolvere quel problema significa risolvere una classe di problemi. Fino diventare indipendente. Il nostro obbiettivo \u00e8 proprio questo: <strong>rendere le persone indipendenti<\/strong>\u201d.<br \/>\nPer far questo bisogna continuare e continuare. E Salvatore e Rocco, di tasca propria, periodicamente acquistano hardware di vario genere per creare soluzioni pilota e fornire sempre nuovi esempi sul sito. \u201cAbbiamo sviluppato una sezione di tutorial, che \u00e8 una delle pi\u00f9 seguite. C\u2019\u00e8 una parte dedicata al sistema operativo ChibiOS. Che era nato solo per sviluppatori professionali, con documentazione solo in inglese, e molto tecnica. Per chi vi si avvicina molto difficile. Difficile mettere insieme le varie informazioni sui tools sparse sul web. Che ho raccolto e integrato.<br \/>\nMa non \u00e8 tutto. Noi cerchiamo soprattutto di spiegare come fare le cose. Quindi periodicamente acquistiamo dalla Cina della componentistica piuttosto comune, come sensori e motorini, e poi li mettiamo in connessione con gli STM32 e ChibiOS, facendo degli articoli esplicativi corredati da video e codice gratuito. Vere e proprie demo\u201d.<br \/>\nPassando a un livello un po\u2019 pi\u00f9 tecnico: \u201cDentro il microcontrollore vi sono dei moduli, fondamentali per l\u2019ambiente esterno. Come per esempio l\u2019ADC, il convertitore analogico digitale. E\u2019 una periferica configurabile, ma piuttosto complicata. Devi definire il campionamento del segnale analogico. E lo puoi fare usando ChibiOS con quattro righe di codice. Soprattutto il campionamento deve essere sincrono. Senza interruzioni e in modalit\u00e0 e velocit\u00e0 costanti. Oppure il controllo di un motore. Con onde quadre. Qui ci vogliono competenze di elettronica per montare il motore, di meccanica per capire come funziona, di controllistica per la sua gestione e pilotaggio. Tutte queste cose assieme fanno l\u2019embedded. Che \u00e8 il punto di incrocio di tutte queste competenze. Un mondo particolare, richiede di connettere i vari puntini. Molti si scoraggiano di fronte a questi ostacoli. Ed \u00e8 il motivo per cui abbiamo fatto nascere questo sito. Il nostro messaggio \u00e8 semplice: si pu\u00f2 fare. La domanda che mi posi alla fine della laurea triennale, dopo sette anni di studio. Sono davvero in grado di fare qualcosa? Dopo aver fatto il mio primo sistema embedded ho capito che potevo farlo, e potevo andare avanti. Vedevo che anche altri non ci riuscivano. E allora ho voluto dare a loro le stesse possibilit\u00e0 che sono state date a me. Anche perch\u00e9 altri miei colleghi me lo chiedevano\u201d.<\/p>\n<h4>I \u201cguru\u201d<\/h4>\n<p>Sulla loro strada formativa Rocco e Salvatore hanno incontrato due super esperti che i \u201cpuntini\u201d non solo li conoscevano, ma sapevano bene integrarli. Forse \u00e8 per questo motivo che la cultura dell\u2019integrazione conoscitiva \u00e8 passata anche a loro. \u201cPersonalmente ho avuto la fortuna di incontrare due \u201cguru\u201d. Il primo \u00e8 un salernitano come me che ho conosciuto in ST durante il mio stage, <strong>Giovanni Di Sirio.<\/strong> Lui il sistema operativo ChibiOS l\u2019ha in pratica sviluppato a casa, partendo da una piccola azienda dell\u2019avellinese. Dal 1985. Ed era il programmatore degli orologini che stanno nei tornelli della Solari. Scrisse il primo kernel di ChibiOS con i controllori di allora. Poi lo abbandon\u00f2. Negli anni per\u00f2 decise di rimetterci le mani. Si rese conto che avrebbe avuto un suo spazio, e lo mise in open source. Ora intorno a ChibiOS si \u00e8 formata una community di circa diecimila persone. Per otto anni Giovanni Di Sirio ha sviluppato device drivers per tutte le schede ST in commercio. Mentre la community ha cominciato a portare lo stesso sistema operativo su altre piattaforme, come Texas Instruments, Arduino, Microchip.<br \/>\nIo ho avuto la fortuna di conoscerlo. Il mio primo giorno in ST ero davvero spaventato. Ma lui si siede a tavola con me e comincia: immaginiamo un sistema da realizzare\u2026. Io non sapevo fare nulla e mi ha dato subito un compito da fare. E poi mi ha seguito ma senza mai darmi le soluzioni, solo indizi. Mi indicava testi da leggere. Alla fine dei tre mesi sapevo fare le cose.<br \/>\nAnche il mio docente di elettronica, il <strong>professor Salvatore Bellone<\/strong>, ha seguito una strategia simile. Mi provocava per andare a investigare, per capirne di pi\u00f9. Tutti pensavano avesse un caratteraccio, in realt\u00e0 \u00e8 un vero \u201cguru\u201d.<br \/>\nDopo ST ho passato altri due anni a studiare. E ampliare le mie conoscenze. Ho cercato di mantenere i contatti con ST, ma solo nelle giornate possibili, aperte al pubblico. Dopo i tre mesi in cui vi scrissi la tesi.<br \/>\nPer imparare ho capito che dovevo fare uno sforzo extra. E ho stretto amicizia con Salvatore Dello Iacono, l\u2019altro fondatore di PLAY Embedded. Molto simile, per passioni, a me. Lui in casa aveva un piccolo laboratorio di elettronica. Andavo da lui e lui da me.<br \/>\nPoi da lui venne la proposta di fare il sito. Sul momento ero dubbioso. Non avevo mai scritto una riga di linguaggi per il Web, necessari per gestirlo. Ma lui aveva qualche esperienza in materia. Risultato: abbiamo sviluppato il sito in due mesi. E da allora ce lo gestiamo noi. All\u2019inizio mettemmo dei video su ChibiOS, doppiati in italiano e in inglese. Siamo passati nella prima settimana da una visita al giorno a dieci. Ci siamo gasati. E abbiamo cominciato ad aggiungere testi, articoli. E il sito \u00e8 decollato.<br \/>\nNel corso del tempo i partecipanti ci hanno aiutato a migliorare i testi, eliminando errori, approfondendo. E noi, sui loro stimoli, continuiamo a rieditare i nostri pezzi\u201d.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non trasformare il sito, almeno in parte, in un manuale di programmazione embedded?<\/p>\n<p>\u201cAbbiamo anche pensato a un piccolo kit di sviluppo, con hardware essenziale e un piccolo manuale. Ma costa e ci vorrebbe uno sponsor. Per ora tutto PLAY Embedded lo facciamo in casa noi\u201d.<\/p>\n<p>E il futuro?<\/p>\n<p>\u201cChi arriva sul sito ha gi\u00e0 i concetti utili di base. Il problema \u00e8 metterli assieme, e noi aiutiamo a connettere i puntini. Come se fosse un\u2019ora di \u201claboratorio\u201d universitario. Il problema \u00e8 che al primo tentativo si fallisce quasi sicuramente. Noi vogliamo che loro gi\u00e0 al secondo tentativo abbiano un successo. E che quindi si metta in moto l\u2019entusiasmo, una sorta di feedback positivo. Dedicandoci sempre pi\u00f9 tempo.<\/p>\n<p>Di Sirio prende parte a PLAY Embedded?<\/p>\n<p>Guarda all\u2019iniziativa con benevolenza. Lui lavora in ST con programmatori molto esperti. E il suo sito riflette questo approccio. Ma parla di PLAY Embedded come della parte divertente e giocosa di ChibiOS. Ci ha anche linkati. Noi infatti ci rivolgiamo a chi comincia. Non siamo collegati a ChibiOS ma facciamo parte della community. Siamo studenti della laurea magistrale di Ingegneria elettronica. Il nostro sogno \u00e8 di poter continuare a lavorare per conto nostro. Speriamo che questa iniziativa ci consenta di creare un team, e di creare anche qualche prodotto.<br \/>\nCi rendiamo conto che conosciamo persone ogni giorno. Magari alcuni hanno un progetto per le mani e non hanno il tempo per mettersi a risolvere il problema.<br \/>\nMagari ne potrebbe venir fuori una piccola azienda di Ingegneria elettronica, ovviamente embedded. Per ora non pensiamo al business.<br \/>\nNe parleremo dopo la laurea.\u201d<\/p>\n<p><em>(A cura di Giuseppe Caravita)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Caravita.<br \/>\nRocco Marco Guglielmi e Salvatore Dello Iacono, ambedue studenti di ingegneria elettronica a Salerno, hanno una storia interessante da raccontare. <\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":1337,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-1335","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Chi trova un amico trova un tesoro - Pepite<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.pepite.info\/blog\/chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Chi trova un amico trova un tesoro - Pepite\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"di Giuseppe Caravita. 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